Iolei è una dichiarazione d’amore per Oliena e per il Nepente.
Un Io, la famiglia, e un Lei, che di volta in volta diventa vite, varietà, terra, luogo, accoglienza.Vino.
Un racconto corale fatto di mani, di volti, di amore per un territorio e per i suoi frutti più preziosi.
Un gioco di parole che cela la passione per un’arte antica e sempre nuova.
I nostri vini parlano di territorio con autenticità, esaltando la purezza dei vitigni grazie a una vinificazione essenziale. Gusto sincero, legame con la natura ed etichette d’autore trasformano ogni calice in un segno di bellezza e identità.
Iolei si ispira nel nome da Iliensi, o Iolei, antica popolazione nuragica che abitava quest’area della Sardegna. Sono loro le nostre radici, sono loro che per primi hanno scoperto questo luogo incantato e vi si sono stabiliti, fondando Oliena e le sue antiche tradizioni.
Una storia
di famiglia
Siamo produttori di vino da tre generazioni. Una lunga tradizione di famiglia fatta di territorio, vigneti, uva e vino
Dicono di noi
Iolei è una realtà familiare nel cuore di una delle zone più vocate per il Cannonau di Sardegna, la sottozona del Nepente di Oliena. Il nome Iolei richiama gli Iliensi, un’antica popolazione nuragica della Sardegna centro-meridionale. Qui l’enologo Antonio Puddu, dal 2015, insieme ai genitori e alle sorelle Chiara e Sara, ha raccolto il testimone del nonno e del padre, dando vita all’azienda.
Ogni sorso racconta la ricchezza del suolo e la varietà dei vitigni locali. Iolei produce oggi circa 60.000 bottiglie all’anno. Oliena e il suo Nepente vantano richiami storici e letterari: il primo a rimanerne affascinato fu Gabriele D’Annunzio che, durante un viaggio in Sardegna nel 1909 con Edoardo Scarfoglio e Cesare Pascarella, celebrò questo vino — allora chiamato “su vinu de Ulliana” — in una celebre lettera a Hans Barth, giornalista tedesco residente a Roma e conoscitore dei vini italiani.
Di Iolei ho assaggiato quattro vini rossi, tutti fatti col cannonau, tutti profumati di erbe mediterranee e di mirto (…). Sono tutti privi di eccessi, già a cominciare dal colore, che è delicato, perché questo è il marchio del grenache e perché questa è anche la volontà di Antonio Puddu, proprietario della cantina (è lui quell’Io col quale inizia il marchio aziendale, mentre il Lei è la vigna), e della sua famiglia (la moglie Simona, le sorelle Chiara e Sara, mamma Luisella e papà Salvatore; Sara, la “piccola” di casa, si è laureata in viticoltura e enologia e ha portato dell’altro spirito sperimentale). Sta di fatto che l’afrore di macchia si sprigiona subito quando quei vini li versi nel bicchiere, e puoi perfino trovarti spiazzato da quell’inattesa vegetalità che d’immediato sovrasta il frutto.
Ho incontrato qualche mese fa l’enologo Antonio Puddu, titolare – assieme alle sorelle Chiara e Sara – dell’azienda vitivinicola Iolei. Quest’ultima è una piccola realtà familiare situata a Oliena, in provincia di Nuoro, nel cuore di una delle aree più vocate per la produzione del Cannonau di Sardegna.
Alludo alla sottozona del Nepente di Oliena, citato già agli inizi del Novecento da personaggi illustri del calibro di Gabriele D’Annunzio che amava letteralmente il noto vino sardo. I nostri protagonisti, con passione e dedizione, hanno raccolto il testimone del nonno e del padre e hanno dato vita all’azienda di famiglia, il cui nome deriva dagli Iliensi, o Iolei, antica popolazione nuragica che abitava nella Sardegna centro-meridionale. La filosofia aziendale è profondamente radicata nella valorizzazione del territorio. La priorità è quella di restituire ad ogni sorso l’essenza dei vitigni impiegati, mediante le peculiarità dell’ambiente pedoclimatico. Un valore custodito attraverso un processo di vinificazione attento, dove l’80% della produzione trova il suo rifugio nell’acciaio inossidabile.
«Abbiamo iniziato quasi per gioco con 200 bottiglie, ora siamo a 60mila. E festeggiamo i dieci anni». Antonio Puddu, orgogliosamente sardo, è alla guida della cantina Iolei, a Oliena. Una realtà piccola, ma con le idee ben chiare, per cercare di mostrare le caratteristiche del territorio senza snaturarlo. «In realtà lavoriamo la terra e vinifichiamo da tre generazioni – racconta l’enologo e titolare dell’azienda insieme alla moglie Simona, ai genitori Salvatore e Luisa e alle sorelle Chiara e Sara – ma prima nessuno aveva avuto il coraggio di uscire con una propria etichetta. Poi nel 2011 abbiamo realizzato le prime 200 bottiglie». Così è nata l’avventura di Iolei: «Abbiamo iniziato a produrre più seriamente nel 2015, che consideriamo come il nostro anno di nascita. Infatti adesso festeggiamo i nostri primi dieci anni di vita. Ci troviamo a Oliena, in provincia di Nuoro, che è la patria del Nepente, una zona altamente vocata alla coltivazione del Cannonau».
Tra le “dolomiti sarde” del Supramonte, la viticoltura non è mai stata un semplice mestiere, ma una forma di continuità culturale che ha attraversato le generazioni. I vigneti, insieme agli oliveti, disegnano da secoli il paesaggio e definiscono il carattere di una comunità legata alla terra, l’identità di un paese che continua a difendere la propria autenticità, tra roccia e memoria.
Qui affonda le sue radici la storia di Iolei, la piccola azienda della famiglia Puddu, che ha scelto di interpretare il Nepente di Oliena restituendogli identità e precisione. Una cantina che è il risultato di un percorso familiare in cui competenze diverse – dall’enologia all’accoglienza – convergono in una visione comune: produrre vini che raccontino il territorio senza forzature, con rispetto e misura.
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